
È stata veramente una foto – terribile testimonianza di una tragedia, quella del bambino siriano restituito cadavere alla spiaggia – a convincere i principali governanti europei a cambiare politica nei confronti dell’immigrazione?
Sicuramente no, anche se quella foto probabilmente ha dato il destro alla comunità politica internazionale per legittimare il recente cambio di marcia nell’approccio al dramma epocale dei profughi che agognano l’Europa.
Finalmente la Germania, “locomotiva politica” dell’Europa si è convinta che il problema è di tutti, nessuno escluso, e che tutti, dolenti o nolenti dovranno contribuire. La Cancelliera Merkel ha convocato a Berlino il Presidente francese Hollande che ha prontamente sposato la nuova posizione, smentendo peraltro i suoi Ministri che a luglio, ai tempi dello sconcio di Ventimiglia, avevano evidenziato tutt’altra politica. Ma si sa, quando si muove la locomotiva, mi si consenta il paragone ferroviario, i vagoni o seguono ben agganciati o deragliano. Ed in questa Europa pangermanica, il posto di numero due ad Hollande va benissimo.Non si tratta dunque solo dell’effetto mediatico della foto, perché di foto tragiche di immigrati e anche di bambini annegati nelle traversate del Mediterraneo ne avevamo viste a bizzeffe ed erano apparse senza grande enfasi internazionale su tutti i media del mondo. E allora no, non può essere stata quella foto.
Prima dell’estate, in vari incontri, i governanti europei non erano riusciti a trovare un accordo sulle quote per la ripartizione dei profughi già presenti in Italia ed in Grecia e sui contributi di ciascuna nazione ai rilevanti costi da sostenere per l’accoglienza.
Le posizioni erano di chiusura e tutte in opposizione all’apertura incondizionata propagandata dall’Italia. Ci avevano fatto purtroppo capire che il problema era considerato interno ai Paesi della costa sud europea del Mediterraneo e che dovevamo arrangiarci con qualche aiuto da parte dell’Europa, ma niente di più.
C’è voluto forse il cambio di orientamento delle rotte dei migranti, che ha portato direttamente e tragicamente il problema nel centro dell’Europa continentale; non più solo barconi sul Mediterraneo diretti verso Grecia e Italia, anche se questa rotta continua ad essere intasata, ma anche profughi con mezzi terrestri in direzione dell’area balcanica con meta la Germania ed il centro Europa.
“Di necessità virtù” avranno pensato i tedeschi ricorrendo al loro proverbiale pragmatismo, “tanto arriveranno ugualmente per cui meglio prepararsi”.
Per comprendere meglio è utile ricordare le precedenti posizioni dei vari Paesi sul tema migratorio, e partiamo volutamente dall’Italia: il Governo italiano, per voce del premier Renzi, si è sempre detto favorevole ad un sistema di ridistribuzione dei migranti che consentisse di alleviare la inusuale pressione sui paesi del sud Europa oppressi dai flussi migratori.
La Francia era fredda all’idea di ridistribuire i migranti e almeno qualche mese fa non dimostrava grande determinazione nel volerli accogliere. Ricordiamo che a luglio scorso aveva chiuso la frontiera di Ventimiglia creando problemi sui nostri confini.
Anche la Germania non era molto favorevole e non condivideva la proposta di Juncker, sottoscritta invece dall’Italia, di quote obbligatorie per la ridistribuzione e strizzava l’occhio ai paesi dell’est Ungheria, Repubbliche ceca e slovacca affinché chiudessero su questo argomento così come stanno chiudendo ancora oggi.
Oggi invece la Germania, all’improvviso, ha deciso di accogliere tutti i Siriani. Suscita qualche perplessità questa scelta etnica, però di fatto la Germania si è ora espressa in termini favorevoli a sollevare l’Italia dal peso di tutti i profughi che arrivano sulle nostre coste nonché ad una loro ridistribuzione con quote anche obbligatorie. E questo ci sta bene, anzi benissimo, non ci sperava proprio il nostro Premier.La cancelliera Merkel ha addirittura proposto di concedere risorse finanziarie dedicate ai Paesi del sud Europa per la gestione dei punti di ingresso dove identificare i profughi in nome e per conto dell’Unione, in deroga al trattato di Dublino che oggi obbligherebbe il paese di primo approdo a tenerli sul suo territorio.
Il Regno Unito sempre freddo sul problema dei migranti, dopo una prima chiusura, di fronte a questa nuova politica imposta dalla Germania, ha aperto le sue frontiere guarda caso anche lui, ai Siriani provenienti però direttamente dai campi profughi di Libano e Giordania e quindi non transitati attraverso l’Europa. Questo, dice Cameron, per evitare di incentivare i viaggi della disperazione ma forse per gestire direttamente i profughi da ospitare nel suo Paese senza interventi da parte di intermediari.
L’Ungheria, contraria a ricevere i migranti già prima dell’estate, è ora la capofila di alcuni Paesi dell’est – la Repubblica Ceca, Slovacchia e Bulgaria – che sono assolutamente chiusi all’accoglienza e in questi giorni lo stanno ampiamente dimostrando con discutibili iniziative.
“Dobbiamo fare di più”, sta ripetendo Hollande, e gli fa eco la Merkel che ha già stabilito cosa dovrà fare l’Unione Europea nella prossima seduta: verranno in quella sede proposte/imposte a tutti i 28, quote obbligatorie per la ripartizione e, probabilmente, anche sanzioni per i paesi che non vorranno accettarle.
Per quanto riguarda gli altri Stati interessati, Polonia e Austria si mantengono su posizioni abbastanza rigide e di scarsa disponibilità. La Grecia e la Spagna, che poi sarebbero anche direttamente coinvolte perché in prima linea, hanno sì accolto centinaia di migliaia di migranti, almeno la Grecia, ma poi Atene ha eretto un suo muro di chiusura con la Turchia per bloccare ulteriori afflussi ed anche Madrid ha ora rinforzato le barriere nelle due enclave africane di Ceuta e Melilla.
L’Olanda in apparenza apertissima fornirà il cibo ai profughi in attesa di permesso solo in cinque delle sue città, quindi limitazioni sul suo territorio.
Alla fine dobbiamo osservare che le vere porte aperte, quelle che accolgono indiscriminatamente seppur con qualche distinguo, sono quelle della Germania e dell’Italia.
Ed allora nella riunione del 14 settembre si comincerà con il definire un elenco di nazionalità i cui migranti avranno diritto di asilo automatico, si pensa a siriani ed eritrei, ed altre per le quali si procederà in maniera accelerata. Questo consentirà di distinguere i cosiddetti migranti economici dai profughi che dovranno essere subito rimpatriati.
L’altro argomento all’ordine del giorno sarà quello della revisione del Trattato di Dublino, guarda caso proprio come l’Italia aveva chiesto senza esito da oltre un anno.
Ed allora infine possiamo dire che è scoppiata la solidarietà in Europa?
Penso proprio di no, probabilmente le riflessioni estive hanno convinto i governi dei principali Paesi che il problema – non più solo italiano, greco e spagnolo – investe tutto il vecchio continente.
Ed allora con grande pragmatismo ma anche con encomiabile senso politico la Cancelliera tedesca Merkel ha preso in mano il mazzo, come si suole dire, e d’ora in poi distribuirà le carte secondo le regole ed i principi di un’Europa responsabile e solidale…..alla tedesca! Vedremo.