
Purtroppo solo di un’ora.
Cambia l’orario, per qualche giorno ascolterò lamentele e le più svariate valutazioni, il solito chiacchiericcio che considero un esercizio di equilibrismo tra l’essere a favore ed essere contrario. Questi ragionamenti mi fanno tornare alla mente la regola matematica del pari o dispari: “Se ad un numero pari aggiungo un numero pari, si otterrà un numero pari. Se ad un numero pari aggiungo un numero dispari, si otterrà un numero dispari. Se ad un numero aggiungo un numero pari, si otterrà un numero dispari. Alla fine sarà sempre un pari e dispari”.
Comincia ad albeggiare, percorrerò il solito viale alberato, un tappeto di foglie rende soffice il passaggio. Camminare, semplicemente camminare, radicarsi nel presente e gustare ogni passo. Scrollarsi di dosso la quotidianità, non pensare al futuro, non pensare al passato, ma solo gustare l’attimo presente.

Camminare un passo dopo l’altro, farlo in modo da lasciare impronte leggere di un passaggio di chi non cerca necessariamente risposte, riallacciare la poesia intrinseca agli esseri umani con quella della natura, attraverso percorsi originali alla riscoperta del genius loci nei più vari “teatri naturali”.
Superstiti fontane in ghisa mi invitano a fermarmi, mi torna in mente quando nelle calde serate estive ci “Ubriacavamo” di quell’acqua che prima veniva fuori con uno sbuffo, poi vinta l’incertezza sgorgava fresca e ristoratrice, un’immagine di noi ragazzi che percorrevamo tanta strada convinti che quella fontana, proprio e solo quella, che si trovava nei pressi della discesa che portava al porto fosse più buona di tutte le altre. Quante storie potrebbero raccontare questi ferrei superstiti muti testimoni di tanti passaggi di paesani. Una innata predisposizione alla nostalgia mi porta a rimpiangere con malinconia, ancora prima di essermene allontanato i luoghi e i paesaggi del mio Sud, anche quelli che vivono nella memoria di un tempo andato, simbolo di serenità e spensieratezza.
Evitabile, se ne fossi capace, un pensiero alle assenze di chi da tempo e senza valige è partito per un luogo che i “dipendenti” della fede chiamano in tanti modi diversi. Il tempo passa più velocemente delle umane regolamentazioni, in lontananza sento avvicinarsi l’inconfondibile musica di una banda di giro, che festa sarà mai? Non è solo musica è un richiamo. Mi torna in mente la canzone “ Quando la banda passò” cantata da Mina, mi parte in sottovoce: “Una tristezza così non la sentivo da mai. Ma poi la banda arrivò e allora tutto passò”. Basta poco per viaggiare nel tempo e senza biglietto, rivedo come immagine scolorita la piazza del mio paese, gente vestita a festa, mio padre che si fermava ad ascoltare la musica che gli ricordava suo padre musicista e noi ragazzi che ci gustavamo una cassata.
Emozioni da raccontare, con tanti e più colorati aspetti, fuori dalla gabbia dei nostalgici del bel tempo andato. La sosta è finita, nel riprendere a camminare ben volentieri avrei seguito la banda, mi guardo intorno, la musica si è dissolta forse è passata via senza che me ne accorgessi o forse era di passaggio solo nella mia mente. Mi consolo pensando che in fondo come per tutte le cose è una questione di pari o dispari.