
Inaugurazione della mostra Melanconia dell’Immagine dell’artista Gigino Falconi, venerdì 28 Febbraio alle ore 18.30 alla 6° Senso Art Gallery in Via Margutta 43, Roma. Le opere in mostra detengono una risonante potenza narrativa, sono realizzate con una tavolozza chiara ed eterea e mettono in risalto atmosfere oniriche. Il mondo dei simboli e dei desideri acquistano consistenza, diventano materia vivente. Al centro delle sue composizioni prevale la donna in tutto il suo candore. Le donne dai corpi angelici, candidi e mitizzati vengono posizionate all’interno di dimensioni irreali, levitano su alberi, su lenzuola disfatte, su divani scomposti. Di queste donne idealizzate è possibile percepirne il loro inconscio, i desideri proibiti, i ricordi dolorosi, ottenuti dall’artista sia attraverso paesaggi tempestosi sia attraverso la presenza di altre figure posizionate su diversi piani compositivi, con corpi raffigurati non nella loro interezza; una volontà precisa che mira a sostenere l’indefinito dei sogni, le memorie atemporali. Le immagini sono costituite da colori scuri, una costante inevitabile nei quadri dell’artista. La percezione di un raffreddamento delle emozioni visive è evidente, ma questa non è una nota negativa anzi l’artista riesce a penetrare in luoghi profondi e sconosciuti dell’anima. Le forme e i gesti sono sospesi, fuori dal tempo; con tutta la maestria della mano del pittore si assiste non solo ad un’elegia del mito e del simbolo ma, ad estasi nostalgiche, frammenti di ricordi, realtà perturbate. Quella di Gigino Falconi non è una banale fuga della realtà o una sublimazione del dolore; le atmosfere lunari non sono estranianti anzi hanno note malinconiche, partecipano al dolore non lo respingono, lo accolgono, senza essere del tutto coinvolte, le figure femminili richiamano il poetico e lo struggente nel contempo. Il mistero come la poesia hanno un ruolo centrale.
Alcuni dettagli, le atmosfere, i nudi femminili nelle sue dimensioni soffuse, velatamente erotiche, vaghe e cupe ricordano il pittore belga Paul Delvaux. Invece il suo corrispettivo cinematografico richiama alla memoria Fellini sommo regista, sospeso quasi sempre tra sogno e realtà. Federico Fellini stesso affermò: “Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita”. L’artista rientra in pieno in questa affermazione; il linguaggio del sogno in Falconi si trasforma in vita reale, i sogni contenitori della creatività, della perversione delle azioni senza filtri, senza mediazioni, sono la scelta principale per la sua rappresentazione della realtà, a differenza di Fellini dove il sogno è il rifesso di una fuga del suo male di vivere, in Falconi è invece la vera vita.
Fonte: Ufficio Stampa 6° Sesto Gallery