
Fotografie, scatti che riaccendono lampi di memoria, immagini che in maniera sfumata mi fanno emozionalmente rivivere un tempo, un tempo che mi ha sfiorato, in cui tutti avevano poco, ma forse erano più felici … ho ascoltato tante storie di chi affrontava almeno dodici ore sul proverbiale Lecce-Milano, a spianare la strada a tanti altri che poi li avrebbero seguiti. Oggi sono in avanti negli anni ed hanno fatto carriera in molti ambiti, mettendo a frutto le loro capacità e la loro voglia di riscatto. Il loro accento è diventato inconfondibilmente meneghino e anche il loro passo è veloce, ma nel loro cuore conservano le frasi dialettali imparate da piccoli, che ripetono ancora quando si arrabbiano e quando “scendono giù”, d’estate o in occasione delle feste di fine anno. Oggi che i loro posti sono stati presi in parte dagli extracomunitari, tra i banchi dei venditori ambulanti, tra gli scaricatori di merci, tra i muratori, questi corregionali non nascondono il loro disagio. Milano, dicono, non è più quella di prima, è decisamente peggiorata, tra cinismo e delinquenza, e loro, se potessero, scapperebbero subito via; ma come possono fare? C’è la moglie, che magari è meneghina, ci sono i figli e i nipoti, che ormai sono milanesi doc e non nascondono la loro indifferenza, se non addirittura estraneità, verso le radici paterne. Non c’è via di fuga e non restano che i viaggi in occasione delle feste, a condizione a Sud ci siano ancora dei parenti stretti ad accoglierli. La condizione di emigrato, viene da dire, resta nel sangue, chi viene dal sud porta spesso con sé quella malinconia soffocata dalla triste consapevolezza della realtà e per questo gode quando sente parlare qualcuno con il suo vecchio accento, quando sente lodare la sua terra di provenienza, quando ricostruisce la trama dei suoi vecchi rapporti umani con qualcuno che può aggiornarla.
Tra non molto farò le stesse cose che faccio tutti gli anni in questo periodo…. partirò per gli stessi luoghi. Lo faccio in maniera scaramantica, augurandomi che nulla o poco cambi, augurandomi di ritrovare le stesse persone. Mi hanno detto: non ti annoi? sempre le stesse cose!
Non mi annoio ” il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”, se giriamo il mondo in cerca del bello non lo troveremo se non lo portiamo già in noi.
Alla partenza, ad ogni partenza, i ricordi diventano compagni di viaggio.
Come dal finestrino di un treno scorrono nella mente paesaggi che ogni volta si mostrano mai diversi, mai uguali.
Rivedo la partenza del viaggio che mi avrebbe portato a vivere a Milano
Rivedo amicizie consolidate e persone scomparse dietro quinte dal significato imperscrutabile.
Rivivo estati solari ed irripetibili, tempi e spazi dilatati all’inverosimile.
Nell’ultimo viaggio in treno, come si faceva in altri tempi, ho scambiato qualche battuta con un compagno di viaggio. Tutt’intorno gente al cellulare o intenta a trafficare con altri aggeggi capace di avere rapporti elettronici multipli. Sottovoce ispirato da parte dell’umanità circostante mi è sfuggito un: “credo che non abbiamo il diritto di lamentarci troppo, perché esistono al mondo essere viventi più sfortunati di noi
Noto come i volti dei viaggiatori riflettano scene del paesaggio che attraversano,
hanno occhi come finestrini, sui quali le immagini si poggiano un istante
per poi scivolare via.
Giuseppe Selvaggi