
La nuova pubblicazione di Renato Brucoli, collaboratore, amico e studioso della figura di don Tonino Bello, a distanza di 26 anni dalla sua morte toglie il velo su alcune vicende personali degli anni in cui dirigeva Luce e vita ed era quotidianamente a contatto con il vescovo, supportandolo nel campo delle comunicazioni sociali e delle emergenze del settore Caritas. In quegli anni (seconda metà degli anni Ottanta) venne avvertita come rivoluzionaria, ma molto in linea con l’esortazione apostolica Christifideles laici circa la corresponsabilità dei laici alla vita della chiesa, la scelta di affidare ad un laico la direzione del settimanale diocesano.
Così Renato Brucoli dedicò capacità e determinazione nei settori a lui affidati con fiducia dal vescovo mettendoli in sinergia – come si evince dalla lettura del volume – ed offrendo se stesso a critiche che – come acutamente aveva notato don Tonino – in realtà miravano a colpire alcune scelte pastorali del vescovo (come quella per la pace o per gli ultimi). Incomprensioni, o cattiverie, di cui ne faceva formalmente le spese il direttore di Luce e vita.
Renato non si tirò indietro e resistette a tutta una serie di attacchi, soprattutto da parte di taluni settori ecclesiali, attivandosi ancora di più per rispondere come laico ad una serie di urgenze di quel periodo storico e cogliendo una serie di sollecitazioni provenienti da don Tonino sui temi da trattare, sulla modalità, sulle persone da sentire per inchieste mirate (del resto don Tonino intendeva il suo ruolo come quello di direttore e inviato speciale allo stesso tempo).
Un rapporto di intensa collaborazione che il vescovo sapeva valorizzare anche con inedite attenzioni personali, rivolte a Renato e ai suoi familiari, proseguite in modo commovente fino a qualche giorno prima della morte.
Le pagine del diario di Renato sottolineano le priorità pastorali del vescovo ma danno anche atto in filigrana delle sue sofferenze per scelte non condivise, per i modi rozzi di taluni, per gli appesantimenti del ruolo, per le sacche di resistenza alle novità del suo magistero, per la tiepidezza di fronte alle sfide e ai problemi sociali, tra cui la preservazione del territorio dalla sua militarizzazione e l’accoglienza dei migranti.
Da qui tutta una serie di episodi che riguardano in prima persona l’autore, le cui certezze erano messe in discussione da vari episodi come quando, ad esempio, don Tonino fu (insolitamente) duro con un sacerdote della diocesi che di fronte ai danni compiuti dolosamente da alcuni migranti alle strutture di accoglienza, invitava a vedere il volto di Cristo in questi fratelli e a provare compassione per loro, e a non preoccuparsi per i danni materiali che le strutture o la comunità avrebbero sopportato. O quando in occasione di un evento conviviale con i migranti ospitati a Ruvo, don Tonino invitò a donare al proprio vicino quello che si aveva addosso di più caro, e l’autore donò al migrante sedutogli accanto una banconota da cinquemila lire, mentre il suo vicino gli diede la foto della fidanzata (e non mancò uno sguardo ironico di don Tonino al suo collaboratore …).
Il volume si chiude con testi predisposti da Brucoli in occasione del 25° della morte di don Tonino e della visita del papa alla sua tomba, evento che ha visto l’autore molto attivo in testimonianze presso scuole, parrocchie e associazioni ben oltre il territorio pugliese.
In questi testi vengono sottolineati alcuni aspetti del magistero del vescovo e alcune omelie in occasioni particolari. Mi piace ricordare, anche come invito al lettore a farne tesoro nell’esperienza di vita quotidiana, questa frase tratta da un’omelia sulla parrocchia: “Siate accoglienti con tutti, arroganti con nessuno. Non giudicate, amate il mondo. Eccedete in tenerezza”.
Anche per questi spunti, molto opportuni in un mondo carico di invidie, litigiosità, mediocrità, siamo grati a Renato Brucoli che ancora una volta rende pubblici alcuni aspetti della sua feconda amicizia con don Tonino Bello.