
Se ne parla ogni giorno di più, è presente ovunque, oramai tutti noi la utilizziamo, poichè anche solo facendo una ricerca su Google compaiono risultati prodotti da questa forma di “intelligenza”, se così si può definire.
Con l’avvento di chatbot come ChatGPT e Deepseek, si ha la sensazione di avere a che fare quasi con un altro essere umano. Che però si rivela molto spesso inaffidabile. In questo articolo metteremo alla prova sia ChatGPT di OpenAI sia il principale competitor d’oriente, il nuovissimo Deepseek. Saranno in grado di eguagliare l’intelligenza umana?

Per me non è la prima volta che mi occupo di I.A., dato che già anni fa scrissi degli articoli su tale argomento, sostenendo che però non avrebbe mai potuto soppiantare − e tanto meno eguagliare − l’intelligenza umana. Malgrado le mie opinioni, oggi tantissime persone confidano nelle smisurate conoscenze della I.A. e si affidano ai vari software che la utilizzano per ricevere informazioni e consigli su qualsiasi cosa. Non è un caso se la I.A. sia prima di tutto un business, con migliaia di aziende di tutto il mondo coinvolte nello svilupparla e implementarla e un giro d’affari che, si stima, sarà decuplicato di qui a 5 anni e che in Italia raggiungerà la cifra record di 6,6 miliardi nel 2027. L’intelligenza artificiale è infatti un business molto redditizio in borsa − e anche molto speculativo − che ha dato vita a decine di fondi comuni di investimento su tale settore (Allianz Global Artificial Intelligence, Amundi Stoxx Global Artificial Intelligence, Candriam Robotics & Innovative Technology, Credit Suisse Robotics Equity e ad ETF come iShares Automation & Robotics, WisdomTree Artificial Intelligence e Lyxor Robotics & AI, ecc.), così come ad ETF a essa dedicati (iShares Automation & Robotics, WisdomTree Artificial Intelligence e Lyxor Robotics & AI, ecc.). A ogni modo, quando si pensa all’intelligenza artificiale, la prima cosa che salta in mente è ChatGPT, che in parole povere è un software che fornisce delle domande a dei quesiti posti dall’utente. In questo modo il povero ignorante umano può beneficiare delle strabilianti conoscenze e competenze robotiche. O almeno questo è ciò che si crede comunemente.
In un uggioso weekend di pioggia decido dunque di mettere alla prova sia ChatGPT che la sua controparte cinese, Deepseek, oramai gamechanger del settore, come confermato anche dai crolli in borsa delle altre aziende di I.A. al momento del suo lancio sul mercato. Ovviamente, laddove interpellata su cose note, l’I.A. risponde correttamente e in modo esauriente; ma siccome non ha senso dover ricorrere a un software di I.A. per sapere chi ha scoperto l’America o chi è Giorgia Meloni − cioè cose che si trovano facilmente con una semplice ricerca su Google − ho voluto porre domande leggermente più articolate. Nella maggior parte dei casi l’I.A. ha fornito risposte che ricadevano in una delle seguenti 3 casistiche: errate, lacunose, obsolete.
Ad esempio se si chiede a ChatGPT perchè si sono sciolti i Maneskin, la risposta è “I Måneskin non si sono sciolti. La band è ancora attiva e continua a fare musica insieme. Se hai sentito voci che suggerivano il loro scioglimento, potrebbe trattarsi di rumors infondati o malintesi. I Måneskin sono uno dei gruppi musicali più di successo in Italia e a livello internazionale, e stanno continuando a lavorare su nuovi progetti”. Una risposta non soltanto errata, ma che confuta quella che è la realtà delle cose, e cioè che i Maneskin si sono sciolti. Alla stessa domanda, Deepseek risponde che “Al momento (giugno 2024) i Maneskin non si sono sciolti”.

Chiedo, poi, chi fu l’imputato del maxi processo di mafia che si cucì la bocca, e ChatGPT mi risponde che si tratta di Pino Maniaci, mentre secondo Deepseek era Pietro Lo Iacono. A questo punto vorrei tanto cucirmela io la bocca, pur di non insultare la I.A., ma poi mi viene un’idea migliore: perchè non provare a chiederle informazioni in merito a qualcosa che non esiste? Chiedo così “cos’è il coniglio di Falaride”, e secondo ChatGPT “è un esperimento mentale”, mentre Deepseek ci va più vicino, definendolo “una macchina di tortura leggendaria”. Il problema è che il coniglio di Falardie non esiste: si tratta di una mia invenzione, mutuata dal toro di Falaride. Secondo Deepseek il coniglio e il toro di Falaride sono la stessa cosa, secondo ChatGPT si tratta di tutt’altro. La cosa incredibile è che nessuna delle due I.A. si degna di farmi notare che questo benedetto coniglio NON ESISTE.
Secondo entrambe le I.A., tra l’altro, il presidente degli Stati Uniti è Joe Biden, confermando altresì il fatto che le loro risposte si basano, almeno in molti casi, su conoscenze datate e oramai obsolete. Utilizzarle sarebbe un po’ come ripescare un quotidiano di un anno fa e leggerlo come se fosse quello odierno.
Naturalmente ho intenzione di porre tante altre domande a queste due I.A., e quindi passo alla divulgazione scientifica, chiedendo a ChatGPT se Alberto Angela ha condotto Quark. La risposta è affermativa, e secondo ChatGPT egli ha preso il posto del padre Piero. Peccato che ciò sia falso, poichè Alberto Angela non ha mai condotto Quark o Superquark e, anzi, quando alla morte del padre si pensò di farlo subentrare alla conduzione del programma, egli fece un passo indietro come gesto di rispetto nei suoi confronti. Deepseek dà invece la risposta corretta, facendo notare che è stato il padre il conduttore di Quark, che però chiama “Pier Angela” (forse per renderlo più moderno e più trendy?).

L’intelligenza e la conoscenza, come ci insegna Socrate, nascono dall’ignoranza, dal sapere di non sapere. Non si può sapere tutto, ed è un bene avere l’umiltà di dire “so di non sapere”. Al contrario l’I.A. inventa spudoratamente cose a caso pur di fornire delle risposte, corrette o sbagliate che siano, facendo così disinformazione e diffondendo fake news.
Cambiando decisamente argomento, chiedo a ChatGPT e a Deepseek se gli ETN (exchange traded notes) sono investimenti sulle materie prime, ed entrambe mi rispondono di sì. Probabilmente si confondono con gli ETC, dato che gli ETN, al contrario, sono investimenti in criptovalute.
Cambio di nuovo argomento e chiedo qual’è la legge che ha introdotto il superecobonus: Deepseek risponde correttamente, spiegandomi pure in cosa consista, mentre ChatGPT confonde in molti passaggi il superecobonus col supersismabonus.
Passando a domande meno impegnate, chiedo se Pippo fuma nei cartoni animati. ChatGPT risponde che “ha fumato in alcuni cartoni animati molto vecchi”, senza però dirmi quali, e in realtà mi risulta che ha fumato solo in uno, in cui cerca − con esiti tragicomici − di smettere di fumare. Deepseek, invece, sostiene addirittura che Pippo non fuma nei cartoni animati, aggiungendo che se ho visto un cartone in cui egli fuma, allora deve trattarsdi un fake. Ma di fake ci sono solo le news diffuse da Deepseek.

Torno su argomenti più seri e chiedo quali sono i requisiti per beneficiare del gratuito patrocinio: ChatGPT mi comunica una soglia reddituale al di sopra della quale non se ne ha diritto. Peccato che non corrisponda a quella corretta (forse ne è una vecchia); Deepseek mi comunica dei presunti “limiti Isee”, ma in realtà l’Isee non c’entra nulla col gratuito patrocinio, dato che per beneficiarne contano solamente i redditi, e addirittura mi comunica che “se la domanda è approvata […] non puoi scegliere l’avvocato”. Assolutamente falso, poichè qualsiasi persona beneficiaria del gratuito patrocinio può scegliere un legale di sua preferenza, a patto che sia autorizzato a esercitarlo (ad esempio in ambito civile o penale). Oramai appurato che l’I.A. inventa cose di sana pianta, cerco anche di porre quesiti le cui risposte conosco molto bene.
Chiedo pertanto quali erano gli artisti (cantanti, band…) che hanno partecipato ad alcuni festival ove mi sono recato, e quindi “chi ha partecipato all’edizione 2018 del Rock in Rio?”. ChatGPT mi risponde che tale edizione del festival “ha visto la partecipazione di numerosi artisti di fama internazionale […] come Bruno Mars, The Killers, Ed Sheeran e Muse”. Insomma, su un totale di centinaia di artisti, ChatGPT me ne riesce a citare solo 4. Che però in realtà sono 3, poichè Ed Sheeran non c’era. Deepseek mi ripropone Bruno Mars e i Killers, ma ne omette altri che invece si sono esibiti (Demi Lovato, Muse, Bastille, ecc.), mentre ne cita alcuni che assolutamente non c’erano: Queen, Mika, Iron Maiden, Ariana Grande…oltre anche a sbagliare sia la location sia le date del festival.
Passando a un altro festival, il Mad Cool di Madrid del 2023, ChatGPT riesce a citarmi solo 3 nomi: Red Hot Chili Peppers, Billie Eilish e Muse. Ma in realtà su 3 ne sbaglia 2, poichè nè Billie Eilish nè i Muse vi hanno partecipato. Quindi, su un totale di centinaia di famosi artisti (oltre ai RHCP, Robbie Williams, Lizzo, Sam Smith, Liam Gallagher, M.I.A., i Black Keys, i Queens of the Stone Age, i Prodigy, i 1975, gli Offspring, ecc.), per cui ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta, ChatGPT riesce a citarmi correttamente un’unica band. Deepseek me ne cita di più, ma includendo anche cantanti e band che non vi hanno partecipato, come i Maneski, Niall Horan, Jack Johnson, Tom Odell, eccetera, la cui esibizione viene poi inserita in giorni a caso.
Mi lascia decisamente allibito il fatto che si tratta di informazioni di facilissima reperibilità su internet. Ma forse l’I.A. non ha da perdere tempo con qualcosa come un festival di musica, pertanto la interrogo su ben altre questioni.

Chiedo allora a Deepseek il colore della card del reddito di cittadinanza, e la risposta è “blu elettrico”, ma in realtà è gialla e probabilmente l’I.A. confonde la card del reddito di cittadinanza con quella dell’assegno di inclusione. Mi informa anche che su di essa c’è scritto “Reddito di Cittadinanza”, ma ciò è assolutamente falso, e anzi è stata progettata di modo da farla apparire come una normale Postepay di modo da non “discriminarne i percettori”, utilizzando le stesse parole dell’ex ministro Luigi Di Maio. Continuando con la trattazione del reddito di cittadinanza, secondo l’I.A. la card non consentiva di acquistare alcolici e sigarette. Anche questo è totalmente falso, tant’è che un mio ex paziente, che aveva perso il lavoro a causa dell’abuso di alcol, aveva poi ottenuto il reddito di cittadinanza e per mezzo dello stesso acquistava birra e superalcolici al supermercato. Invece, secondo ChatGPT, la card del reddito di cittadinanza è di colore verde (a questo punto facciamo prima a dire che è di tutti i colori dell’arcobaleno). Passando all’assegno di inclusione, ricomincio chiedendo di che colore è la relativa card. ChatGPT ci azzecca rispondendo che è blu, ma arrivato a questo punto penso più che abbia indovinato per puro caso. Secondo Deepseek è invece “verde e bianca”. Lasciando perdere ADI e RDC, di cui Deepseek evidentemente sa poco e nulla (d’altra parte in Cina, ove è stata sviluppata questa I.A., parlare di sussidi assistenziali è come parlare di marziani), chiedo “come si chiama il minotauro” e Deepseek mi spiega chi fosse il minotauro, ma non mi informa che il suo nome era Asterione, che tra l’altro era proprio quello che avrei voluto sapere; ChatGPT va oltre e mi risponde testualmente che “non ha un nome specifico”, prendendo così l’ennesima cantonata.
Passando ad argomenti più moderni, chiedo “con chi se la prende Tina Cipollari?” e ChatGPT mi risponde genericamente “con altri protagonisti del programma”, mentre Deepseek mi fornisce alcune descrizioni dei copiosi litigi di Tina, tralasciando però di citare Gemma Galgani. Sarebbe un po’ come chiedere “contro chi combatte Batman?” e vedersi rispondere una lunga lista di villains, compresi quelli più sfigati, senza però includere Joker. Oramai con le mani tra i capelli, ero comunque ignaro che il peggio doveva ancora arrivare.

Chiedo chi è che ha scritto La Fama e la Ricchezza, che sarebbe il mio ultimo libro, disponibile anche online e sulla cui pubblicazione sono già usciti diversi comunicati stampa, ragion per cui l’I.A. dovrebbe saperne pur qualcosa.
Stranamente, risponde correttamente informandomi che si tratta di “un’opera scritta da Eugenio Flajani Galli. Se hai bisogno di ulteriori informazioni su questo libro o sull’autore, fammi sapere!”. Incuriosito da ciò che potrebbe scrivere su di me ChatGPT, rispondo a mia volta chiedendo più informazioni riguardo Eugenio Flajani Galli. Ed ecco servita la risposta: “Eugenio Flajani Galli è un nome che potrebbe non essere molto conosciuto, e non ho informazioni specifiche su di lui”. Ma se non sa nulla sul mio conto − che tra l’altro non è esattamente così in quanto sapeva almeno che ho scritto un libro − che senso ha scrivere, di propria iniziativa, “se hai bisogno di ulteriori informazioni su questo libro o sull’autore, fammi sapere!”?! A questo punto mi chiedo se almeno Deepseek sappia chi sono, cosa che d’altronde si può anche constatare online date le decine di pagine su di me in quanto psicologo, scrittore, poeta, relatore in convegni, eccetera. E non lo scrivo per sfoggiare il mio CV, bensì solo per far capire che non è un’impresa ardua fornire qualche informazione sul mio conto. Ma Deepseek fa di più, e alla mia domanda “chi è Eugenio Flajani Galli” mi risponde che è “un imprenditore e manager italiano noto per la sua carriera nel settore del lusso, in particolare nell’industria orologiera e gioielliera”. E va anche avanti, asserendo che sarei consulente per brand di lusso, nonchè CEO di una tale “Flajani Galli Holding”. In passato avrei fatto anche di più, essendo stato altresì “Amministratore Delegato di Rolex Italia” fino al 2020. Non contenta delle balle raccontate sulla mia vita professionale, l’I.A. pretende anche di descrivere la mia vita privata, e mi definisce collezionista di orologi rari e auto d’epoca e “spesso presente a eventi internazionali del lusso (es. Baselword, GPHG)”, quando invece non colleziono nè orologi, nè auto d’epoca, e non ho mai messo piede ad eventi del genere. Oramai in preda a una crisi d’identità, non finisco di stupirmi al punto a cui arriva l’intelligenza (?) artificiale, che − con una rivelazione degna di Fabrizio Corona − sostiene che io da 3 anni sia “sposato con Chanel Cazzaniga, modella e influencer, con cui appare frequentemente a eventi di moda”. Mi pare proprio di essere il protagonista del film in cui l’attore principale, da ubriaco, sposa Cameron Diaz, anch’ella ubriaca, a Las Vegas, senza averne però memoria. La cosa allucinante è che Chanel Cazzaniga non esiste nemmeno, ed è la protagonista dei miei ultimi 2 libri, in cui però io non appaio nemmeno − così come in nessun altro mio racconto − ed è sì una influencer, ma anche single. Non mi rimane che chiedere info in merito a questo personaggio, e Deepseek mi illustra che “Chanel Cazzaniga è una modella e influencer italiana […], diventata popolare grazie alla sua presenza sui social media, in particolare su Instagram […].
Chi è?

Nata il 19 dicembre 1995 a Lecco, Italia
Conosciuta per i suoi video umoristici, sketch e contenuti ironici su TikTok, dove ha accumulato milioni di follower.
Ha anche un canale YouTube dove carica vlog, challange e video più lunghi
É spesso associata al mondo della moda e del beauty [….]” e ancora e ancora, in un mare infinito di idiozie − ad esempio il fatto che abbia 5 milioni di follower su TikTok e 800000 su Instagram (che poi però fa aumentare a oltre un milione) − senza assolutamente specificare che si tratta di un personaggio fittizio e, al contrario, presentandola come una influencer vera. Questo è uno dei rari momenti in cui le due I.A. sono finalmente d’accordo, dato che pure ChatGPT presenta Chanel come una influencer vera, “diventata famosa grazie alla sua presenza sui social media, in particolare su Instagram e TikTok”, e aggiungendo pure che “ha partecipato a diversi programmi televisivi, tra cui La Pupa e il Secchione e Temptation Island”. Ma l’intesa dura poco, poichè Deepseek torna a essere in disaccordo con ChatGPT, asserendo che Chanel non abbia mai partecipato a dei programmi TV, e altresì argomentando che “lei e il marito (Eugenio Flajani Galli) prediligono un profilo riservato, lontano dalla TV generalista”. Certo, una influencer che predilige un profilo riservato e che odia finire in TV. Credibile quanto un trapper che non dice parolacce e che non utilizza l’autotune. Ma lasciando per un momento perdere la mia vita sentimentale, non riesco proprio a capacitarmi di come mai Deepseek non capisca che sono uno psicologo, e spero solo che abbia omesso questo dettaglio. Pongo quindi una domanda diretta: “Eugenio Flajani Galli è psicologo?” e Deepseek mi corregge pure: “No, Eugenio Flajani Galli non è uno psicologo, ma un imprenditore e manager nel settore del lusso”. Dopo essermi fatto bacchettare come uno studentello cretino, ignaro come sono di avere una doppia identità, faccio quindi qualche ulteriore domanda sull’Eugenio Flajani Galli “manager nel settore del lusso”, chiedendo “come posso investire nella Flajani Galli holding?”. La risposta è che non ci posso investire in quanto non si tratta di una società quotata in borsa. E dato che, a quanto pare, l’I.A. sa più cose su di me di quante ne sappia io, chiedo pure il perchè non l’abbia quotata in borsa, e Deepseek mi fa un lungo discorso specificando, tra le varie cose, che avrei preferito “gestire l’azienda senza pressioni degli azionisti o obblighi di trimestrali pubblici”, che l’IPO avrebbe potuto subire un improvviso calo in borsa una volta quotata sul mercato, e così via.

Infine faccio delle domande in merito a Tina, la mia coniglietta nana presente anche in alcuni miei racconti. Secondo ChatGPT “Tina Coniglina è un personaggio molto amato, protagonista di una serie di storie per bambini. È una coniglietta curiosa e avventurosa, spesso coinvolta in situazioni divertenti e insegnative. Le sue avventure sono caratterizzate da valori come l’amicizia, la gentilezza e la scoperta del mondo che la circonda”. Tutte balle: Tina non fa nulla di ciò nei miei racconti e non interagisce con dei bambini, nè esiste un’altra Tina Coniglina rispondente alla descrizione di ChatGPT. E per Deepseek Tina è “un personaggio comico interpretato dalla creator italiana Chanel Cazzaniga”. In pratica, secondo l’I.A., qualcosa che in realtà non esiste (Chanel) è invece reale, mentre qualcosa che esiste veramente (la mia coniglietta) non esiste, ed anzi è un’invenzione di una persona che però nella realtà non esiste affatto. A questo punto, temendo di impazzire, decido che è arrivata l’ora di salutare l’I.A. e alienarmi da sì tanta “intelligenza”, che però fa riflettere eccome.
Ad esempio fa pensare il fatto che ChatGPT abbia anche una versione a pagamento: versione, questa, che non proverò mai dal momento che dovrei essere pagato io per utilizzare ChatGPT e non il contrario. Fa pensare che per scrivere queste “perle” abbia inevitabilmente consumato energia e conseguentemente inquinato (a riguardo, si stima che ChatGPT emetta ogni giorno circa 3.8 tonnellate di CO2). Fanno pensare anche i risvolti legali della I.A.: mettiamo caso che una donna qualsiasi, supponiamo una madre di famiglia, una volta inseriti il suo nome e cognome su ChatGPT o Deepseek, venga definita “una pornostar nota per le sue scene hardcore di […]”, ovviamente dilungandosi pure in dettagli, come è solita fare l’I.A., questa povera donna cosa potrebbe fare? Dovrebbe intentare una causa contro, a seconda dei casi, un colosso come OpenAI o una società cinese con sede in Cina e di proprietà di un fondo speculativo?

Fanno inoltre pensare i risvolti didascalici e pedagogici della I.A.: uno studente o una persona normale che cerca delle informazioni o un aiuto dall’I.A. è forse in grado di discernere le (poche) cose esatte da essa prodotte dalla mole immonda di castronerie, tra l’altro espresse in modo assai sicuro di sè? E se questa persona decidesse di sostituire i consigli di un medico o di uno psicologo con quelli della I.A.? Ma soprattutto, di quali sostanze psicotrope fanno uso gli sviluppatori della I.A.? E se l’I.A. fosse una persona in carne ed ossa, che problemi psicologici avrebbe? Dalle risposte che mi sono state fornite potrei tratteggiare facilmente il profilo psicologico di un bugiardo patologico, o comunque di una persona delirante, con allucinazioni, probabilmente affetto da schizofrenia paranoide-schizoide. Più si pensa a tutto ciò, più vengono alimentate ulteriori domande, che ci aprono gli occhi sui grandi rischi della I.A., che ogni giorno si rivela sempre meno in grado di poter sostituire l’intelligenza umana. Pensare fa bene, occorre pensare e occorrono anche la cultura e la conoscenza. Non si possono delegare cose così importanti a dei software. Usiamo più l’intelligenza naturale e meno quella artificiale. E se proprio non ne possiamo fare a meno, utilizziamola per farci, come in questo caso, un po’ di sane risate!