
Le api sono il primo anello della catena naturale il cui stato di salute è fondamentale per la vita di tutti gli esseri viventi.
La Natura mi affascina perché vive secondo regole ben precise che hanno l’obiettivo di raggiungere l’equilibrio anche dopo clamorosi catastrofi. Dall’osservazione di alveari si evince questa sua straordinaria caratteristica e l’instancabile lavoro che ivi viene compiuto, affinché si rinnovi la vita di giorno in giorno. Le api sono il primo anello della catena naturale il cui stato di salute è fondamentale per la vita di tutti gli esseri viventi. Del resto chi vive come lo scrivente in un ambito circondato da animali domestici e da creature zonali connesse al Parco Agricolo Sud Milano non può non fermarsi ad ammirarne la vita sociale.
Gli antichi ritenevano anche che le api tenessero un comportamento contraddistinto dalla purezza, come scrive, ad es., Virgilio nel libro delle Georgiche: «non si abbandonano all’amore, non si infiacchiscono nei piaceri e non conoscono né l’unione dei sessi, né i dolorosi sforzi del parto», perciò soprattutto in ambito cristiano sono diventate simbolo di castità, di verginità e di integrità. Da ciò deriva la credenza popolare che poco prima della mezzanotte del giorno di Natale, le api si mettessero improvvisamente a ronzare, per annunciare l’imminente nascita di Gesù. Un’altra larga fetta di simbolismo associato all’ape deriva dalla caratteristica peculiare di questo insetto di costruire alveari modulari con cellette di forma perfettamente esagonali. L’esagono, in questo caso, rappresenta la manifestazione dell’armonia divina insita nella Natura, risultante dall’intersezione di due triangoli equilateri, uno con la punta rivolta verso l’alto e l’altro con la punta rivolta verso il basso. Questi triangoli rappresentano i due principi universali: maschile e femminile, fuoco ed aria, Lama e Calice. Il già citato Esagramma, ottenibile tracciando tutte le diagonali all’interno di un esagono, esprime esattamente gli stessi principi. Nel simbolismo alchemico, l’alveare è legato come tanti altri simboli alla materia prima, il principio della trasmutazione, quella materia che si trova dappertutto e che tutti disprezzano credendola inutile e che invece con il processo di trasmutazione può essere trasformata nella preziosa Pietra Filosofale.

Le api raccolgono instancabilmente polline e nettare, metafora della continua ricerca di conoscenze ed esperienze che arricchiscono la nostra vita. Ci incoraggiano ad adottare un approccio diligente e persistente al nostro sviluppo personale e quindi ne rappresentano l’obiettivo
Ci dovrebbero insegnare che lavorando insieme e sostenendoci a vicenda, possiamo raggiungere traguardi maggiori nei nostri percorsi di crescita personale e anche direi professionale; diventa chiaro che queste piccole creature hanno molto da insegnarci sul nostro posto nel mondo e sull’importanza di proteggere e preservare il nostro ambiente.
Va poi detto che l’ape odia ogni forma di putrido, mai essa si poserà su un pezzo di carne o là dove ci sia del sangue o del grasso. Inoltre l’ape tiene costantemente pulito l’alveare, trasportandone fuori gli escrementi; Virgilio e Plinio affermano che l’apicoltore deve allontanare da sé stesso ogni fonte di cattivi odori e costruire l’alveare lontano da latrine, letamai e bagni e, persino nell’avvicinarsi ad esso deve curare di essersi astenuto da ogni tipo di cibo forte o troppo saporoso. In molte tradizioni spirituali, le api sono venerate come simboli dell’anima e della spiritualità. Proprio come le api raccolgono instancabilmente il nettare dai fiori per creare il miele, si ritiene che raccolgano l’essenza della vita e della saggezza. La capacità delle api di destreggiarsi e comunicare all’interno del loro alveare è vista come un riflesso dell’interconnessione di tutti gli esseri viventi.
Possiamo poi considerarla guardiana dell’ambiente, un essere i cui atteggiamenti, pur guidati da istinti naturali, sono orientati alla tutela del futuro del mondo. Ecco che l’ape, dopo essere stata simbolo dell’operosità, della comunità, della condizione operaia e femminile (Sylvia Plath (1932-1963) tormentata poetessa di Boston il cui padre era entomologo, poesia La riunione delle api), diventa entità qualitativamente superiore a quella umana, perché dotata di una perfezione che preserva la natura e non la distrugge.
Nella Divina Commedia, più precisamente nel XXI canto del Paradiso, Dante Alighieri paragona il tripudio degli angeli presenti nella Candida Rosa (luogo dove risiedono i beati del Paradiso) con una straordinaria metafora apistica, ricca di movimento e di meraviglia: “Sì come schiera d’api che s’infiora – una fiata e una si ritorna – là dove il suo laboro s’insapora.”
“Come l’ape raccoglie il succo dei fiori senza danneggiarne colore e profumo, così il saggio dimori nel mondo.” Siddhārtha Gautama Buddha
Ora che la primavera è iniziata ed esse si mostrano ai nostri occhi che siano queste mie poche righe sprono al rispetto di queste amabilissime creature.